giovedì 16 febbraio 2017

Spencer Cohen series di N. R. Walker (Anteprima)


Nuova settimana, nuova anteprima.
Sono fomentatissima per queste letture in anteprima, sono sincera. Veramente in fibrillazione, anche perché ho avuto la fortuna di leggere due titoli, quello della scorsa volta, e questo, che mi sono piaciuti molto.
Entrambi editi dalla Triskell Rainbow, sono due storie molto differenti fra loro. Il principe triste era molto più nelle mie corde a livello di scrittura e di come è stata strutturata la trame e l’introspezione dei personaggi, ma anche questo non è affatto male, differente, più scorrevole per un verso, eppure ho come l’impressione che man mano che leggerò anche i prossimi due capitoli di questa storia la trama diventerà molto più complessa.


Spencer Cohen series
di N. R. Walker



***




Trama:
Spencer Cohen è l’uomo giusto per rispondere agli interrogativi che possono sorgere in una relazione. Il suo lavoro consiste nel fingersi una nuova fiamma in modo che l’ex del suo cliente decida una volta per tutte se chiudere il rapporto o andare avanti. In un caso o nell'altro, il cliente avrà la risposta che cerca.
A quel punto, l’ex potrà scusarsi e supplicare, o voltare le spalle e andarsene. Alla fine, però, sarà comunque il cliente di Spencer a vincere, perché la verità – anche se brutta – è sempre meglio del dubbio.
Andrew Landon è stato lasciato senza alcuna spiegazione. Sua sorella, che non riesce a vederlo così distrutto, lo convince suo malgrado ad assumere Spencer affinché faccia finta di essere il suo nuovo ragazzo e lo aiuti a riavere il suo ex.
E Spencer è un professionista: niente emozioni, niente legami, niente complicazioni. Il lavoro è lavoro.
Sì, certo.
Provate a immaginare come finirà questa storia…




***

Non so bene da che parte cominciare questa recensione, non perché abbia trovato il libro brutto, ma proprio perché è una lettura che ho apprezzato e che in un certo modo mi ha anche stupito molto. Voglio andare con ordine, partiamo dalla copertina. Lo so, non bisogna giudicare un libro da quella, però la grafica è originale e particolare ed ha attirato la mia attenzione dal momento in cui l’ho vista, uno dei motivi per cui ho richiesto il libro alla casa editrice. L’ho trovata originale, particolare e di un bellissimo colore. Anche il ragazzo in copertina ha il suo fascino, ho immaginato per tutto il tempo il protagonista con quel bellissimo profilo; è diventato l’uomo dei miei sogni.
Passiamo a cose più serie, ovvero alla trama e allo stile. Ho apprezzato molto entrambe. Lo stile della storia è scorrevole, molto semplice. Di solito non apprezzo la prima persona, eppure in questo libro mi è piaciuta, l’autrice è stata molto brava nel descrivere i pensieri e i sentimenti del protagonista, di quella che è la voce narrante di questo libro; ma non solo, attraverso i suoi occhi possiamo osservare il coprotagonista, il ragazzo del quale si innamora a prima vista. Raramente apprezzo le storie con il colpo di fulmine, due secondi e i protagonisti si giurano amore eterno, eppure in questo romanzo è descritto con tatto. C’è subito attrazione, soprattutto da parte di Spencer verso questo cliente che lo ingaggia per riconquistare il suo ex. Già, perché il lavoro di Spencer è aiutare le persone in amore, o meglio riconquistare i loro ex e, nel caso fosse impossibile, almeno fargli comprendere che è ora di andare avanti e che la storia è veramente finita.
Leggendo la trama e questo piccolo particolare mi è venuto in mente il film con Will Smith: Hitch - Lui sì che capisce le donne. Ma tranne qualche piccola similitudine, Spencer aiuta in maniera molto più delicata e dolce i suoi clienti. Per alcuni istanti mi sono immaginata di tutto, compreso un protagonista pronto a provarci con chiunque, una sorta di playboy che dava consigli non richiesti, ma non è affatto così. Spencer aiuta veramente i suoi clienti, li conosce, li consiglia e alla fine li porta verso la giusta direzione e le persone che amano.
Mi è piaciuto come personaggio, è complesso e lo stesso vale per Andrew, il coprotagonista, e anche il ragazzo per il quale si prende una cotta colossale dopo soli due giorni che lo conosce. Più che una cotta ne è attratto, ma lo considera una persona veramente interessante, un animo affine.
L’intero libro scorre nell’arco di una settimana o poco più, in cui i due si conoscono, si incontrano e man mano si avvicinano. Una cosa che ho apprezzato tantissimo sono i discorsi sulla musica, le canzoni Jazz di cui parlano, i vinili e i giradischi per i quali Spencer ha una vera e propria passione e che fanno precipitare il lettore indietro nel tempo assieme alle canzoni d’epoca. Lo stesso vale nei momenti in cui Spencer posa lo sguardo sul pianoforte di Andrew.
Sono rimasta incantata anche dalle descrizioni sui disegni di Andrew; sarà che adoro Dragon Trainer, è anche il mio film d’animazione preferito, adoro i draghi.


Il punto forte di questo romanzo, oltre ai personaggi, sia quelli principali che quelli secondari, è anche il rapporto dolce che man mano nasce fra i due personaggi. Non ci sono scene erotiche spinte, ma soprattutto la descrizione della nascita di un’amicizia che potrebbe diventare altro.
Il modo in cui si avvicinano è così delicato, dolce, che mi ha fatto innamorare di loro, dei loro carattere e del loro rapporto. Il dilemma di Spencer è che si sente diviso a metà, Andrew è un suo cliente, deve cercare di farlo rimettere con il suo ex, eppure ne è attratto, lo considera una persona veramente splendida.
Ovviamente non c’è solo la storia d’amore, entrambi i personaggi si portano dietro dolore e dei
demoni personali; Spencer, soprattutto, ha lasciato l’Australia e la sua famiglia, ma solo verso la fine si scopre il perché. Solo verso la fine si scopre il motivo della sua omertà e il desiderio di non parlare né del suo passato né tanto meno dei tatuaggi che ha sul corpo, visto che ognuno ha un significato speciale che ancora non è pronto a condividere.


Tutto il suo passato e le sue paure, probabilmente, verranno approfondite nei prossimi libri, visto che così l’autrice ha lasciato molto in sospeso: mi sarebbe piaciuto sapere tutto e subito, ma non si può pretendere troppo.
Un altro punto che mi ha lasciato un pochino perplessa è l’ex ragazzo di Andrew; è un personaggio molto vago e non si comprende il motivo per il quale lo ha lasciato. Anche il suo carattere è vago, come il legame con il suo ex. Lo ama o lo amava? Non si comprende, si deduce che non avevano molto in comune e allora come mai sono rimasti assieme per tutti quei mesi?
Forse approfondirlo non sarebbe stato un male, come mi sarebbe piaciuto leggere una qualche discussione, una leggera scena di gelosia quando vede Spencer con Andrew.
Ci sono punti che trovo affrontati in maniera troppo veloce, troppo affrettata, ma probabilmente non è il fulcro della storia; da quanto ho letto il centro della storia sono i due protagonisti, i loro pensieri e man mano l’evoluzione che sarà del loro rapporto e lo scoprirsi a vicenda.
Questo punto di vista, questo modo di impostare l’intero romanzo, l’ho trovato interessante, originale, differente da molti altri libri dello stesso genere, tanto che, analizzandolo, ci sono tante battute maliziose, qualche bacio, ma alla fine nessuna scena erotica e, per quanto siano piacevoli da leggere, ho apprezzato il modo di avvicinarsi dei due.


Altra anteprima che mi ha incantato, piacevolmente sorpreso e di cui consiglio vivamente la lettura e penso che andrò a cercare altre opere dell’autrice australiana che l’ha scritta, sono curiosa di leggere altri suoi lavori per scoprire se sono delicati come questo libro, così si merita quattro piume di voto.



giovedì 9 febbraio 2017

Il principe triste di Thea Bricci (Recensione in anteprima)

Mi chiedo come mai molte case editrici inseriscono alcuni libri in determinate categorie; la mia ultima lettura, in anteprima, parla sì di incontri omosessuali, ma non è il perno della storia, almeno a mio parere.
La Triskell edizioni per San Valentino farà uscire una piccola perla, un libro che mi ha piacevolmente colpito e mi ha fatto versare un mare di lacrime.
Sono sincera, l’ho scelto per curiosità, la trama era interessante, ma avevo paura che fosse troppo sdolcinato, con i pianti che mi sono fatta non è proprio così.
Comunque come al solito finisco con gli sproloqui e inizio con il presentarvi il libro in questione il principe triste di Thea Bricci.




Il principe triste
di Thea Bricci





Trama:
Il destino regala a Denis splendidi tratti efebici e androgini, ma una situazione famigliare sfortunata, segnata dalla morte prematura dei genitori. Il ragazzo trova nella droga e nell'amore per la musica l'unico modo di soffocare il dolore, finendo per oltraggiare il suo dono, facendosi merce, vendendo il proprio corpo al miglior offerente, finché un facoltoso amante, cultore di arte classica, trovando in lui l'incarnazione di un ideale di bellezza, gli regala affetto e la possibilità di una vita più agiata.
Quando, tuttavia, giunge il vero amore, Andrea, il giovane leader di una rock band, Denis deve fare i conti con nuove struggenti sensazioni, che rischiano di ricondurlo nell'abisso da cui era faticosamente uscito.





***


Il nostro blog, come ho accennato sopra, ha iniziato la collaborazione con la casa editrice Triskell. Diversamente da molte altre loro sono così gentili da farci scegliere le letture che vogliamo, ed anche se io ero nel pieno di un libro di fantascienza, ho deciso di farmi mandare questo libro. Ero curiosa di leggere un romanzo m/m e speravo che questo potesse appassionarmi, ma al tempo stesso dalla trama che fosse differente dagli altri. Da quanto letto nella presentazione mi sembrava qualcosa di molto doloroso, non drammatico, ma angosciante e io adoro i libri che mi fanno piangere, che mi colpiscono a questo modo facendomi anche stare male. Bene, Il principe triste di Thea Bricci c’è riuscito egregiamente. Ho versato tante lacrime, sono stata male per questo protagonista e sono rimasta incollata una notte intera al reader per poterlo finire.
Il principe triste non è solo un libro m/m, una storia d’amore omosessuale, tutt'altro, a mio avviso è molto di più. Affronta argomenti che mettono l’amore da parte. Il protagonista, Denis, bellissimo e al tempo stesso molto fragile, prima di trovare qualcuno da amare deve imparare ad accettarsi, ad affrontare la vita, ad amare se stesso e, per farlo, deve superare numerosi ostacoli, superare il dolore che ogni giorno si porta dentro e che lo sta lentamente divorando.
Un dolore nato dalla morte della madre e che ha cercato di annullare, annullando se stesso, i suoi pensieri, la sua vita in alcuni casi.
All’inizio del libro, lo stesso protagonista afferma che lui e suo padre sono molto simili, sono deboli e incapaci di affrontare la vita, sono deboli e pronti a lasciarsi andare. L’unica che riusciva a dare loro la forza di vivere e andare avanti era sua madre; dal momento in cui lei è venuta a mancare entrambi si sono persi, andando alla deriva, annegando il dolore il padre nel gioco d’azzardo e nell’alcol che lo porterà alla morte e Denis nella droga. Giorno dopo giorno cerca di annullare una parte di sé con la droga, con il sesso: vende il suo corpo per comprare la droga, ma al tempo stesso continua a esserci qualcosa che lo tiene a galla, in parte il ricordo della madre e la musica che ama grazie alla donna. E forse è proprio grazie alla musica che ancora non si è perso, non ha annullato completamente se stesso diventando uno dei tanti tossici, morti che camminano, attendendo la fine.
Con la morte del padre però qualcosa scatta in lui, anche se pensa di odiarlo, di detestarlo, sa di volergli bene e di essere stato amato dall’uomo e questo ultimo legame che viene reciso lo porta a toccare il fondo. Precipita nell’abisso, nella disperazione, fino a quando davanti alla morte non trova il coraggio di chiedere aiuto e di affrontare i suoi problemi.


Dopo i primi capitoli che ruotano attorno a Denis a i suoi pensieri, al suo dolore, il libro sale di livello, appaiono altri personaggi molto importanti all’interno della storia e anche per lo stesso protagonista. Personaggi caratterizzati, come lo stesso Denis, in maniera esemplare. Persone che si portano dietro i loro demoni e in maniera differente affrontano le loro paure. Edoardo, che poi diventerà l’amante di Denis, affronta le sue paure circondandosi di cose belle, con l’arte e con il sesso e Denis ai suoi occhi è un capolavoro, un giovinetto androgino molto simile al personaggio raffigurato in un quadro.
Poi c’è Corrado, il figlio di Edoardo, un altro personaggio che deve affrontare le sue paure, il suo malessere interno; per certi versi l’ho trovato il più simile a Denis, il più fragile, proprio come il protagonista del libro. Al contrario di Denis però il suo malessere interiore è dovuto all'eterno contrasto con il padre, alle poche aspettative che quest’ultimo ha per il figlio. E invece di dimostrargli il contrario, Corrado fa di tutto per farlo irritare, arrabbiare, confermando in alcuni momenti i pensieri del padre.
Questi personaggi pieni di contrasti, di luci e di ombre; uomini pieni di paure che faticano ad affrontare la vita con i suoi problemi. Uomini che si muovono in un piccolo paese dove le voci, i pettegolezzi li seguono ad ogni passo e la gente è pronta a giudicarli.
Ho adorato sin dall’inizio il modo in cui sono stati caratterizzati, i loro demoni. Mi sono calata nel loro io perdendomi nelle loro stesse paure. Edoardo poi è il mio personaggio preferito, credo di essermene innamorata dalle sue prime parole, dai discorsi che fa, dal suo essere estremamente colto ed elegante, eppure al tempo stesso lo vedo come un uomo capriccioso, decisamente egoista, interessato più al suo benessere, a far scomparire le sue paure e i suoi incubi, piuttosto che agli altri.


La maniera magistrale di come sono stati caratterizzati i personaggi di questo racconto è dovuto anche allo stile di questa autrice. Sin dalle prima battute sono rimasta incantata dal suo modo di scrivere, di descrivere i personaggi e immergersi e far immergere il lettore nella loro mente. Il lettore riesce a vedere quanto accade attraverso i loro occhi, avverte sulla sua pelle le sofferenze, il dolore e quel malessere fisico che li accompagna costantemente. Le sue descrizioni, i dialoghi sono un qualcosa di poetico, che mi ha appassionato tantissimo.
Adoro questo stile, questo modo di scrivere, l’introspezione dei personaggi che prende il sopravvento su tutto e mi tiene incollata al libro, veramente un ottimo lavoro.
Anche le descrizioni sono fantastiche, questa piccola città dove i personaggi si muovono attraverso gli sguardi pieni di gelosie e di malelingue che non fanno altro che additarli per avere del tempo da passare, pettegolezzi su cui malignare. Tutto è così realistico, tutto così provincia Italiana, dove lo sparlare e farsi gli affari degli altri la fa da padrone, che si abiti al sud, come al nord.


Credo che mi fermerò qui altrimenti continuerò ad adulare autrice e racconto per altre tre pagine senza dire nulla di sensato. Unica cosa, ne consiglio caldamente la lettura, per il modo in cui scrive, per i suoi personaggi e soprattutto per gli argomenti trattati, che non sono semplici, ma al tempo stesso affrontati con la dovuta cura.
Lo consiglio per i suoi personaggi tanto complessi e affascinanti e per quei discorsi filosofici e di arte che lasciano a bocca aperta, rendendo questo libro un piccolo capolavoro.









martedì 31 gennaio 2017

Sherlock BBC - Recensione della quarta stagione




Eccomi finalmente a scrivere questa recensione. Era una di quelle che attendevo maggiormente, fin da quando sono state annunciate le date della nuova stagione di Sherlock BBC.
C'è da premettere che il mio amore per Sherlock è di lunga data. Quando ho scoperto questa serie, la seconda stagione ancora non esisteva. L'ho scoperta per caso, prima che diventasse un fenomeno mediatico, e l'ho sempre seguita con tanta ansia e curiosità.

LA QUARTA STAGIONE - ALTA PRESENZA DI SPOILER

Sherlock torna con una quarta stagione ben tre anni dopo la terza e un anno dopo il film evento al cinema che si colloca a metà tra le due.
Dove eravamo rimasti?
La terza stagione di Sherlock ci lascia col dubbio sul ritorno di Moriarty, in parte analizzato nel film "L'abominevole sposa" dove Sherlock compie un viaggio nel suo palazzo mentale per cercare di capire se Moriarty sia potuto sopravvivere o meno.
Giunge alla conclusione che non può essere sopravvissuto, ma qualcuno porta avanti la sua causa. Qualcuno, col suo nome, sta preparando una vendetta contro Sherlock.

La quarta stagione inizia proprio con il reintegro di Sherlock, che viene "perdonato" e viene scagionato dall'omicidio di Magnussen attraverso un video contraffatto.
Sherlock torna quindi a Baker Street e vive le sue avventure con John, inframmezzate dalla nascita della piccola Rosie Watson.
La prima puntata è forse quella che mi è piaciuta meno, perché sembrava un po' sottotono. Con il senno di poi, penso che Moffat e Gatiss abbiano dato un'enfasi sempre maggiore di episodio in episodio, partendo dal basso (con il primo) fino a raggiungere l'apice (l'ultimo).
Nel primo episodio, tutto conduce all'evento finale, la morte di Mary Watson.
Non posso dire di non essermelo aspettata: sapendo dal canone che la figura di Mary sparisce molto presto dalle scene, ho immaginato che sarebbe successo anche in questa trasposizione.
Mi piaceva la dinamica che si era creata tra i due coniugi Watson e Sherlock, ma sapevo che non poteva durare.
La formula funziona proprio perché Sherlock e John sono diversi e si completano a vicenda, mentre Mary è molto più simile a Sherlock.
Mi è comunque molto dispiaciuta la sua scomparsa.
Passando al secondo episodio, la posta in gioco si alza. John, che incolpa Sherlock per la morte di Mary (in realtà incolpa anche se stesso, per aver ceduto e aver flirtato al telefono con un'altra donna) ha deciso che non vuole avere niente a che fare con l'amico.
Sherlock, in cattivissime condizioni dopo aver ceduto alla sua dipendenza da droghe, accetta il caso di Faith Smith, che accusa il padre di essere un assassino dopo aver partecipato a una riunione in cui Culverton Smith ha confessato un terribile segreto ai suoi collaboratori, drogati con una sostanza che di lì a poco gli avrebbe fatto dimenticare tutto.
Sherlock è magistralmente brillante nelle sue deduzioni, anche se la droga non gli permette subito di stare al passo con il suo cervello, arrivando a capire in ritardo come mai certe cose gli fossero saltate all'occhio.
Sherlock, comunque, riesce a farsi ricoverare nella struttura di Smith, e lì lo fa confessare, registrando la confessione attraverso un registratore nascosto nel bastone di John.
John arriva appena in tempo per salvarlo, dopo aver scoperto che era stata proprio Mary a chiedere a Sherlock di mettersi in pericolo per costringere John a perdonarlo e a perdonarsi per la morte di Mary.
Quello che però è veramente il punto focale dell'episodio è la scena finale, quando scopriamo che la finta Faith Smith che aveva parlato con Sherlock (la vera non aveva mai visto il detective), la donna che aveva scambiato alcuni messaggi con John e la psicologa di quest'ultimo erano sempre la medesima persona, che finalmente rivela la sua vera identità: Eurus Holmes.
Tutto il terzo episodio gira intorno a questa figura: Eurus, la terzogenita degli Holmes scomparsa dai ricordi di Sherlock.
La più geniale tra i tre, ma anche la più terrificante. Eurus coinvolge Sherlock in quello che chiama il problema finale: un gioco delle deduzioni che si rivela mortale.
Sherlock è costretto a venire a patti con le sue emozioni, con la parte più umana di lui che sta prendendo sempre più piede.
Quello che ho più amato di questo episodio è stato il fatto che volessero dare un senso a tanti interrogativi.
Sherlock non era in grado di interagire con gli altri perché profondamente turbato dalla morte del suo migliore amico (che nei suoi ricordi ha sostituito con il cane Barbarossa, mai esistito) Victor Trevor, ucciso proprio dalla sorella per gelosia. 
Ciò spiega anche perché John è così importante per Sherlock; è il suo nuovo migliore amico, è quello che è riuscito a sbloccarlo, a fargli provare di nuovo le emozioni.
Ho un lungo elenco di scene che mi sono entrate nel cuore: le interazioni tra Sherlock e Mycroft sono stupende in questo episodio.
Moriarty che entra in scena sulle note di "I want to break free" dei Queen, senza che lo spettatore sappia se sia vivo o meno, per poi precisare, furbescamente in ritardo, che si tratta di un evento accaduto cinque anni prima, è una scena fantastica.
Eurus è uno di quei cattivi che fa veramente paura, e l'attrice ha recitato in maniera divina, tanto che in alcune scene, guardandola negli occhi avevo i brividi lungo la schiena.
Forse sono accecata dall'amore che ho sempre avuto per questa serie tv, ma non posso fare a meno di lodare questo episodio.
Sicuramente, col senno di poi, potrei trovare dei difetti, ma poco importa. Ho visto la terza puntata con il fiato sospeso, senza staccare gli occhi dallo schermo e quando è finita mi son detta: ma come? Sono già passati novanta minuti?
È una degna chiusura di stagione e, per la prima volta, posso dire che se Sherlock non dovesse tornare con una quinta stagione, sarei soddisfatta comunque.
Certo, vorrei che la serie continuasse, ma l'episodio non lascia nulla in sospeso, a differenza degli altri finali di stagione, per cui potrebbe benissimo essere la conclusione di tutto.
Sicuramente, per avere altri episodi di Sherlock, se dovessero farli, bisognerà aspettare almeno un altro paio d'anni, come i fan di questa serie sono ormai abituati a fare.
Nel frattempo, possiamo continuare a sognare i nostri ragazzi di Baker Street che vivono le loro avventure.

mercoledì 25 gennaio 2017

Hirondelle (L'Aquila e la Colomba Vol. 1) di Delia Bluetales






Ho scoperto questo romanzo su consiglio di un'amica, e devo ammettere che appena ho iniziato a leggerlo sono rimasta stupita di quanto era ben curato, tanto da dubitare che fosse un self-publishing.






                                                      TRAMA
Victor, giovane nobile del primo Vittorianesimo, nasconde molti segreti. Infatuato della misteriosa Lady Dorothea, promette di prendersi cura del capriccioso e impossibile figlio di lei, Damien, dotato di uno spiccato talento per cacciarsi nei guai. Fra intrighi, elfi, streghe, vampiri, viaggi per mare e circostanze avverse, mantenere la promessa si rivelerà più arduo del previsto.
Intanto, a Londra…
La caparbia e intraprendente Delia, sedicenne dal passato sconosciuto, ambisce a uscire da una vita misera e squallida, che le va sempre più stretta.
Tra amici improbabili e pericolosi alleati, la strada sarà irta di ostacoli e il prezzo da pagare, forse, troppo alto…

LINK AMAZON: Hirondelle






RECENSIONE
Hirondelle mischia elementi della società vittoriana ed elementi tipici del fantasy, una combinazione decisamente vincente secondo il mio gusto personale. Victor, il protagonista, non è una persona comune, e non solo perché è un nobile ma anche perché possiede dei poteri ed è innamorato di Lady Dorothea, regina dell'Altro Popolo (che noi conosciamo come elfi).
La storia parte proprio da questo: l'amore che Victor prova per Dorothea gli fa promettere di prendersi cura di suo figlio, il piccolo Damien. Purtroppo i due vengono separati durante un attacco che farà perdere a Victor le tracce della sua amata.
Per tutto il romanzo, Victor sarà tormentato dal tarlo di cercare il ragazzino per la promessa che aveva fatto alla donna amata, sebbene non le rimarrà fedele, amando altre donne fino a sposarne una.
Hirondelle ha una moltitudine di personaggi interessanti, sebbene di alcuni non ho ancora capito appieno la loro personalità. Quando l'ho acquistato, avevo notato che era il primo volume di quella suppongo sarà una saga, quindi sono sicura che alcuni eventi e personaggi troveranno modo di svilupparsi nei volumi seguenti.
Il personaggio che più mi più mi è piaciuto è Damien: il bambino perduto che si ritrova a diventare un ladruncolo a Parigi per sopravvivere e che vivrà un'intensa storia di passione con Phlippe. Damien è un ragazzo speciale e bello, e questo spesso lo caccerà nei guai. La passione che nasce con Philippe porterà a una storia d'amore travagliata ed emozionante.
Il personaggio che meno mi è piaciuto è invece Finn, il migliore amico di Victor. Non sono riuscita ad inquadrarlo per bene, e non capisco certi suoi comportamenti. Sicuramente, gli atteggiamenti che il suo maestro - sir Gerard - aveva con lui hanno inciso profondamente sul carattere di questo personaggio, tuttavia non riesco a capirlo del tutto.
Del protagonista, Victor, ho apprezzato la costanza con cui ha cercato Damien con tutto se stesso. Tuttavia la sua volubilità in campo amoroso l'ha portato a grosse disavventure: prima Dorothea, regina degli elfi che gli affida Damien facendogli credere che in realtà il ragazzino sia suo fratello, frutto di un tradimento del padre di Victor. Poi Myranda, da cui sarà fortemente attratto ma che lo userà per i suoi scopi e con cui entrerà poi in conflitto, e infine Lakshana, che amerà fino al punto da sposarla. La tragica fine di quest'amore è uno dei passi più toccanti dell'intero libro, e la sensazione di ineluttabilità arriva al lettore ben prima di scoprire cosa accadrà, in quanto Lakshana aveva già espresso la pericolosità del dover lasciare l'India così presto, quasi obbligata a farlo da Victor.
Un altro personaggio focale, ma che fino all'ultimo rimane un po' nell'ombra, è la giovane Delia. Sembrava un personaggio del tutto secondario, ma verso il finale del romanzo, alcune rivelazioni sulla sua natura fanno supporre una presenza più importante nei prossimi volumi.
Non voglio raccontare troppo: Hirondelle è un romanzo corale ricco di personaggi, e descrivere qui un evento in particolare è difficile in quanto tutte le storie sono ben collegate e intrecciate tra loro.

Questo romanzo ha un difetto, secondo il mio gusto personale: spesso facevo fatica a finire i capitoli, in quanto avevo l'impressione che fossero troppo lunghi. Non ho problemi a leggere libri lunghi, anzi lo faccio spesso e volentieri, ma qui trovavo i capitoli troppo prolissi, che allungavano troppo le scene e facevano spesso perdere di vista il punto principale. Però questo viene compensato da uno stile molto pulito: per essere un self publishing è curato in maniera magistrale. Non ho incontrato refusi o errori di nessun tipo.

Consiglio questo romanzo agli amanti del soprannaturale, che lo apprezzeranno sicuramente come ho fatto io. Un nota di merito va aggiunta all'ambientazione nel periodo vittoriano, uno dei periodi storici che più amo.
I luoghi descritti (Inghilterra, Parigi e l'India) aggiungono un fascino non indifferente a questa storia già intrigante.
Spero che presto usciranno i volumi successivi, perché sono molto curiosa di sapere come andranno avanti le avventure dei protagonisti.

VOTO 4 su 5

Serelily 

sabato 17 dicembre 2016

Contaminati di Erica Gatti e Sofia Guevara



Le persone, normalmente, si ricordano il loro quinto anno di vita, o perlomeno hanno delle foto a dimostrare che erano lì, accanto alla famiglia. Lei no, lei non ne sapeva nulla.
Ma non era l'aver dimenticato, il problema; quella era, anzi, la parte semplice. Le cose diventavano meno definibili quando si soffermava a valutarne le conseguenze: in spagnolo le avrebbe chiamate sombras, in russo tjieni; ≪ombre≫.


                                     


Contaminati è l'ultima uscita - per ora - della collana Talent della casa editrice Centauria, scritto da Erica Gatti e Sofia Guevara.
Già precedentemente abbiamo recensito libri di questa collana, e questo, come gli altri, nasce da una storia postata online.

Quattro ragazzi le cui esistenze sono legate da un unico evento, un evento che avrà ripercussioni per tutta la loro vita.
Evan, il ragazzo perspicace che con le sue deduzioni ricorda molto Sherlock Holmes; Adela, la ragazza fredda, che non ha sentimenti e che adora sezionare animali; Queen, amata dagli uomini e disprezzata dalle donne e infine Viper, colui che sembra il più tranquillo di tutti ma che nasconde una personalità completamente opposta.
Quello che lega i quattro è un evento accaduto durante la loro infanzia: tutti e quattro sono stati vittime di Aleksandr Rostov, serial killer che ha rapito, torturato e ucciso una quantità impressionante di bambini.
Ma che cosa voleva Rostov da questi bambini? E, soprattutto, perché sono solo loro quattro ad essere sopravvissuti alla sua follia omicida?
Per trovare una risposta alle domande che affollano le loro menti, i quattro ragazzi decidono di fuggire dalla protezione delle autorità e dei propri genitori per compiere un viaggio alla ricerca del loro carnefice, spinti dalla vendetta. O forse da qualcos'altro.

PRESENZA DI SPOILER

Contaminati è un romanzo impegnativo. Si presenta subito come un romanzo crudo e cupo, che affronta il tema della vita dopo un trauma così forte, delle conseguenze che questo trauma ha portato a questi ragazzi e di come li ha trasformati.
La cosa che più mi ha colpito del libro è il modo in cui vengono raccontati gli eventi, e soprattutto quelli più pesanti emotivamente.
Non c'è un'esagerazione dell'orrore che può essere tipica in chi cerca di impressionare. È tutto talmente equilibrato da generare ansia nel lettore. Mi spiego meglio: nonostante i quattro personaggi siano chiaramente fuori dal comune, sono descritti e fatti muovere in maniera così magistrale che è impossibile non identificarsi in uno di loro, e questo mette il lettore davanti al suo lato più nascosto e oscuro. Se Viper, ragazzo timido che ha paura di disubbidire ai genitori, pronto a sacrificare tutto pur di non fare male a nessuno, ha una seconda personalità rabbiosa e crudele dentro di sé, allora chiunque può avere qualcosa di oscuro nascosto nella parte più oscura della sua mente.
Quando ho iniziato questo romanzo, non sapevo nulla della storia e ne sono contenta, perché ho potuto goderne appieno.
Non riuscivo a smettere di leggere; ogni capitolo mi portava a voler sapere di più, a voler andare avanti. Il romanzo ha un ritmo incalzante, complice anche il pov alternato tra i quattro protagonisti. Vediamo i loro pensieri, ma a turno. Scopriamo qualcosa di ognuno, ma non sappiamo mai il cento percento.
Per essere un romanzo d'esordio, Contaminati è certamente un'opera veramente ottima. Il modo in cui i quattro ragazzi sono cambiati dopo le terribili torture a cui sono stati sottoposti da piccoli è descritto in maniera magistrale, e anche il rapporto che avranno da adulti proprio con Rostov. Il loro percorso fisico e psicologico porta durante il romanzo a un rovesciamento completo della medaglia: fuggono dalla protezione di polizia e famiglia perché vogliono risposte e vendetta, mentre, quando sono davanti a Rostov, sentono una strana empatia con lui, tanto che decidono di vendicarlo, di vendicarsi dell'uomo che ha ferito Rostov e l'ha trasformato nel mostro che è.
Si trasformano da vittime a carnefici, compiono la loro metamorfosi perché le opzioni sono due: rimanere come sono e soccombere oppure evolversi e accettare quello che sono diventati.
Devo dire che non mi aspettavo questo risvolto: fino a quel momento ero convinta che una volta incontrato Rostov, i protagonisti si sarebbero vendicati  di lui, di quello che gli aveva fatto. Invece sono rimasta sorpresa dal cambio di rotta dei quattro ragazzi nei confronti del loro rapitore, tanto che, dopo averlo incontrato e aver parlato con lui, sono pronti a vendicarlo e arrivano addirittura a chiamarlo il loro Padrone.
La parte psicologica di questo romanzo mette a dura prova il lettore, ma allo stesso tempo lo affascina e lo rende sempre più curioso.
Se dovessi scegliere uno dei quattro protagonisti, direi che il mio preferito è Viper: la sua dualità viene fuori subito, ma le autrici sono state brave a non rivelare pienamente quale fosse il motivo per cui Viper pareva avere una doppia personalità. Non la vediamo, ma la intuiamo: Viper ne fa riferimento quando si sente in colpa per qualcosa che ha fatto alla madre, anche se è chiaro al lettore che non può essere stato sul serio lui, troppo buono e remissivo.
Anche l'importanza dei medicinali porta a pensare che Viper possa sviluppare un'altra personalità.
Quello che non avevo pensato era che questa personalità fosse il fratello defunto di Viper.
Questo è un punto molto importante e che sintetizza un aspetto fondamentale di questo libro. Contaminati non ha elementi fantasy, eppure, come sottofondo, si intuisce che le capacità che hanno acquisito questi ragazzi non sono del tutto comuni.
La spiccata intelligenza di Evan e il non provare emozioni di Adela possono anche essere verosimili, come conseguenze di un trauma, mentre la seconda personalità di Viper (il fratello maggiore morto per difenderlo) e la capacità di Queen di incantare gli uomini e di fare in modo che ubbidiscano al suo volere vanno oltre.
Questi elementi conferiscono al romanzo un'ulteriore aura di mistero e suspance. E mentre leggevo, mi chiedevo: cosa succederebbe sul serio ad una mente umana che è stata sottoposta ad un livello tale di stress? Può davvero sviluppare capacità simili?
Ovviamente, visto che ho gradito molto questo romanzo, lo consiglio vivamente. Però, ritengo anche che i lettori vadano avvertiti: se cercate qualcosa di allegro che vi rilassi, Contaminati non fa per voi.
Se cercate qualcosa che vi smuova, che vi faccia provare emozioni forti, che vi faccia rimanere con il fiato sospeso e la voglia di continuare, allora Contaminati è il romanzo giusto.

Voto 4,5/5


lunedì 12 dicembre 2016

Novità telefilmiche - STRANGER THINGS



Un amico è qualcuno per cui faresti tutto: gli presti le cose fighe che hai, tipo fumetti e figurine. E mantiene sempre le promesse. Soprattutto se fatte con lo sputo. Una promessa con lo sputo significa che non tradisci mai la parola data. È un vincolo.

      
    

Cosa succede se uniamo ET, la passione per il fantasy e strane creature provenienti da mondi paralleli?
Abbiamo una piccola perla: Stranger Things.

Pubblicata su Netflix il 15 luglio 2016, la prima stagione di Stranger Things conta otto episodi da circa cinquanta minuti l’uno.
E credetemi, sono otto episodi che desidererete vedere uno dopo l’altro, perché non ne avrete mai abbastanza.



     
           



TRAMA SENZA SPOILER

Dopo una giornata passata ad immergersi in un gioco di ruolo, Will Byers lasca la casa dell’amico Mike in bicicletta, assieme a Dustin e Lucas. Mentre si dirige verso casa, il ragazzino scompare in circostanze a dir poco misteriose, gettando nel panico la madre e il fratello, che si rendono conto della scomparsa solamente la mattina dopo.
Siamo nel 1983, e la scomparsa di Will non è l’unica cosa inquietante che sta accadendo. In un laboratorio, una creatura sconosciuta aggredisce un ricercatore, e da lì fugge una strana ragazzina che sembra avere dei poteri paranormali e dice di chiamarsi Undici.
E sarà proprio Undici - soprannominata Undi da Mike - ad aiutare i tre ragazzini amici di Will nella rocambolesca ricerca del loro migliore amico scomparso, tra creature misteriose e segreti da occultare, e strane lucine che si accendono.

ALLERTA SPOILER (MA NON TROPPI)

Ciò che più mi è piaciuto di Stranger Things non è solamente la trama, ma quell’esplorazione dell’animo umano attraverso mille sfaccettature. Primo, i ragazzini. Nerd, sfigati e fissati con la tecnologia: sognano l’avventura e la rincorrono attraverso i giochi di ruolo, e sono i primi a credere che il soprannaturale esiste, che non è solo un’invenzione. La tenerezza di questi ragazzini colpisce il cuore, e porta a tifare per loro dal primo minuto fino all’ultimo.
Molto dolce è anche la cotta che Mike ha per Undi, la maniera genuina con cui si rapporta alla ragazzina fa capire quanto sono giovani, ma quanti sentimenti hanno.
Passando ad un’età poco più adulta troviamo Nancy: sorella maggiore di Mike, con cui battibecca spesso. Nancy frequenta un ragazzo di nome Steve, che sembra essere ai vertici della catena alimentare di cui i Licei sono costituiti. Nonostante questo, Nancy non è una ragazzina viziata, tutto il contrario. Quando la sua amica Barb scompare, Nancy non si arrende nella sua ricerca, scontrandosi addirittura con Steve e i suoi amici. E si allea con Jonathan, fratello dello scomparso Will e considerato da tutti un tipo strano. Le dinamiche tra Nancy, Jonathan e Steve sono molto interessanti e dipingono perfettamente tutte le sfumature di un’età in cui è ancora difficile catalogarsi, e che a volte portano ragazzi come Steve a comportarsi in un certo modo solo perché quello è il modo in cui pensano di dover agire.
E infine eccoci agli adulti: ho trovato la figura di Joyce, madre di Will, meravigliosa. Una donna che sta crescendo da sola due figli, senza l’aiuto del marito che torna solamente perché vede un’opportunità di guadagno nella situazione tragica che stanno vivendo. Quando tutti pensano che si debba arrendere, che sia diventata pazza, che vede cose che non ci sono, Joyce non molla. Va a fondo, stringe i denti e continua a promettere a suo figlio che lo troverà e lo andrà a prendere. Non si arrende davanti a nulla, e alla fine riuscirà a far valere le sue ragioni anche con il figlio e lo sceriffo Hopper, quando entrambi ritenevano che a scomparsa del figlio l’avesse portata ad impazzire.
Per ultimo, ho lasciato il personaggio di Undi: un personaggio molto complesso, che unisce il disagio di una ragazzina cresciuta senza amici, allevata come se fosse un topo da laboratorio, voluta solo per i poteri che dimostrava di avere. Undi si trova all’improvviso con tre nuovi amici e non sarà così facile per lei gestire i rapporti umani, visto che per tutta la sua vita non ne ha mai avuto uno.
E come ho già detto sopra, la tenerezza del sentimento tra lei e Mike è una delle cose più belle di questa serie tv.
Tutto questo è condito con il fantastico e il fantascientifico, grazie alla presenza di una misteriosa creatura fuggita dal laboratorio Hawkings (lo stesso da cui fugge anche Undi) e che pare la responsabile della scomparsa di Will prima e Barb poi.
E Undi stessa è dotata di poteri, come per esempio la telecinesi; l’uso di questi poteri, però, debilità la ragazza, provocandole debolezza e la fuoriuscita di sangue dal naso. Nonostante tutto, offrirà il suo aiuto nella ricerca di Will, sostenendo che può aiutarli a trovare la porta per un universo parallelo, quello dove la creatura ha portato Will.
Will che è ancora vivo, anche se è debole e cerca di nascondersi dalla creatura. Solo due cose tengono Will ancorato al suo mondo: la tenacia della madre e Should I Stay Or Should I Go, brano dei The Clash del 1982 che Jonathan, suo fratello maggiore, amava fargli ascoltare.
Riuscirà Will a salvarsi grazie alla madre e ai suoi amici, o sarà condannato a rimanere nel mondo dell’inquietante creatura (ribattezzato dai ragazzi Demogorgone, come il mostro più cattivo del loro gioco di ruolo) finendo per perdere la vita?


      


   
Se avete nostalgia degli anni ’80, ET e i Goonies, allora svelti, correte a recuperarvi questa serie.
E anche se siete troppo giovani per aver vissuto questi anni, non perdetevi questo piccolo gioiello e recuperatelo, in attesa che esca la seconda stagione, prevista nel 2017.

VOTO 5/5

Serelily

sabato 10 dicembre 2016

Lezioni di seduzione di Chiara Venturelli

Oggi sono qui per recensire un altro libro della collana Talent di Centauria: Lezioni di seduzione, di Chiara Venturelli.

Trama:
Iscriversi al corso di teatro è stato un errore. Ma vedersi assegnare il ruolo di Catherine, la protagonista, è una vera catastrofe per Elizabeth. Soprattutto perché la «star» maschile è Jack: bello, brillante, popolare. Tutto il contrario di lei, insomma, e come se non bastasse un vero stronzo. Tra i due volano subito le scintille, e la commedia romantica Lezioni di seduzione sembra un disastro annunciato.
Quando ci si mette di mezzo la magia del palcoscenico, però, chi può dire cosa succederà? Pian piano, mentre la dolce e maliziosa Catherine conquista il suo William, le cose tra Elizabeth e Jack cominciano a cambiare, la finzione e la realtà si intrecciano. Complici una visita in famiglia a dir poco pericolosa, un’amica determinata, un ex fidanzato insistente e almeno due scomodi triangoli sentimentali, i colpi di scena sul palco e fuori si susseguono in un crescendo di equivoci. Che porteranno l’eroe e l’eroina a interrogarsi sui propri veri sentimenti, fino alla sera di una prima all’insegna dell’«improvvisazione»…
Un romanzo dolce, trascinante e divertente che mette in scena, è il caso di dirlo, le domande più profonde di ogni relazione: chi siamo quando ci innamoriamo, e di chi ci innamoriamo veramente? Forse anche la passione è un palcoscenico, e gli uomini e le donne soltanto attori? E, soprattutto, cosa sarebbe un grande amore senza qualche colpo di scena?

Lezioni di seduzione è, come già detto, il libro d’esordio di Chiara Venturelli. Pubblicato da Centauria, sulla collana Talent, come gli altri arriva da EFP dove la Venturelli pubblicava, e pubblica tutt’ora, con lo pseudonimo di fallsofarc.
Prima di iniziare a sproloquiare sul libro (lo faccio anche io, non solo Yuko XD), vorrei fare delle premesse.
Ammetto di aver sempre saputo chi era fallsofarc. Come autrice e lettrice di EFP in quello stesso fandom, era impossibile non aver mai nemmeno letto il suo nome da qualche parte: le sue storie erano quelle con più recensioni in assoluto, apparivano in tutte le classifiche ed erano tra le scelte del sito. Più di una volta ammetto di essere stata curiosa di leggerne una, per vedere se veramente meritava tutto quel successo, ma, ovviamente, per pigrizia e per il fatto che erano tutte het, non l’ho mai fatto. Io su EFP leggevo unicamente slash, perché volevo svagarmi con qualcosa di cui ero appassionata e nient’altro.
Ho rimandato per anni, finché non vengo a sapere che proprio Lezioni di seduzione era stato pubblicato da Centauria. Ho perso così l’occasione di leggere la versione originale della storia, e di questo me ne pento, e ora cerco di spiegare il perché.
Ho letto il libro in pochi giorni e tutto sommato la storia mi è piaciuta: la trama è lineare, forse un po’ scontata a volte, ma comunque piacevole da leggere. Quello che però ho notato è che è come se mi mancasse qualcosa. Non è facile da spiegare, non so nemmeno io cosa c’è che non va, ma molte volte sono rimasta basita per come si evolvevano le cose durante tutto il romanzo, perché era come se mancassero dei pezzi, non so se mi sono spiegata.
Come dicevo, la trama è molto lineare e anche abbastanza verosimile: l’intero romanzo si svolge nell’arco di qualche mese, quindi ci sta che due persone pressoché sconosciute arrivino ad innamorarsi. Solo che, secondo me, andava approfondita di più la prima parte, che è stata come tirata via. All’inizio Liz odia Jack per come gli aveva risposto la prima volta che si erano rivolti la parola. Da quanto ho capito, Jack non odiava propriamente Liz, ma non l’aveva mai presa più di tanto in considerazione. Si sono ritrovati a dover recitare insieme, nel ruolo di protagonisti di una rappresentazione teatrale. Jack credo che abbia deciso di impegnarsi seriamente nella rappresentazione e nelle prove private che hanno fatto loro due da soli solo perché vuole studiare recitazione, quindi per lui quel corso era molto importante e voleva fare bella figura. All’inizio Liz era molto impacciata e timida, e per metà libro ho pensato che questo fosse dovuto al fatto che non aveva mai avuto un ragazzo e che quindi fosse vergine. Mi rispecchiavo molto in lei, in quei comportamenti, nella paura di mostrarsi agli altri, e credevo di averla inquadrata. Poi, quasi di punto in bianco, la svolta. Improvvisamente lei vuole Jack (e ci può stare, d’altronde è un bel ragazzo, chi non lo vorrebbe?) e, magicamente, anche Jack vuole lei. Credo che il problema di questa svolta sia nel fatto che di Jack sappiamo sempre troppo poco: la storia è interamente scritta in prima persona, dal punto di vista di Elizabeth. Non conosciamo mai Jack del tutto, lui non si sbottona per nulla con la protagonista, quindi rimane un po’ strano quando lui inizia a preoccuparsi delle sue reazioni e a interessarsi a lei. Capisco benissimo che Liz rimanga confusa di questo, che crede che lui stia recitando nella realtà il ruolo di William, protagonista della rappresentazione teatrale.
Però, se posso giustificare che non si capisce il comportamento di Jack, ho qualche dubbio su Elizabeth. Come dicevo, la storia è narrata in prima persona da Liz stessa, quindi a me è parso strano non capire i suoi sentimenti man mano che si sviluppavano nella storia. Per quanto non volesse ammettere al mondo che a lei Jack piaceva, almeno con se stessa avrebbe dovuto farlo e, quindi, con il lettore. Forse si poteva risolvere la cosa aggiungendo qualche scena in più di quando loro provavano in camera, da soli, qualche situazione particolare che li facesse andare uno tra le braccia dell’altra. Personalmente avrei approfondito un po’ di più quella prima parte, per rendere più graduale l’evolversi del loro rapporto.
Proprio a causa di quanto ho appena detto mi sono pentita di non aver letto la versione di EFP. Avrei voluto fare un confronto, capire se questa sensazione può essere dovuta a dei tagli fatti per la versione cartacea oppure se questa parte è nata così già dall’inizio. È veramente un peccato sentire queste mancanze, perché comunque, come dicevo la trama è buona e anche la struttura dell’intera storia.
Parlando degli altri personaggi, mi è dispiaciuto per Daniel, friendzonato dall’inizio alla fine. E il bello è che Liz non ha mai avuto intenzione di tornare con lui, da quando si sono rivisti. Scemo lui che l’ha mollata due anni prima, lasciatemelo dire. Quello che mi dispiace è che alla fine non solo riceve un due di picche, ma non ha trovato nemmeno qualcun’altra con cui consolarsi :/
Quello che invece che non capisco è il personaggio di Rick. Inizialmente pensavo fosse il rivale di Jack, credevo che la scelta finale di Elizabeth dovesse ricadere tra loro due. Invece questo ruolo poi è passato a Daniel, quindi Rick è diventato unicamente una comparsa, da coprotagonista che era. E pensare che a me Rick piaceva pure e forse lo preferivo a Jack per Liz (anche se erano troppo in sintonia, sarebbe stato poi noioso XD).
Per concludere, penso che Liz e Jack, comunque, siano sfigati. Prima litigano di continuo, per incomprensioni che si è creata lei nella sua testa. Poi, quando finalmente capiscono che devono parlarsi per stare insieme, ecco che arriva il trasferimento. Non gliene va bene una. Comunque dai, Liz può finire il college e pensare di andare a farsi una lunga vacanza a Londra, no? Mica c’è scritto da nessuna parte che deve continuare a vivere negli Stati Uniti.
Non ho capito perché c’è quella specie di finale aperto. Non credo che l’autrice sia intenzionata a farne un seguito, quindi perché lasciare in sospeso il lettore su quello che stava per succedere ad Elizabeth? Di chi era quella telefonata? Daniel? E perché Liz si è incupita tanto?
Passando all’editing vero e proprio della storia, dovrei tirare le orecchie a Centauria. Ho iniziato a leggere e ho subito notato che la punteggiatura era lasciata totalmente libera. Mi spiego meglio: l’editor probabilmente ha pensato di lasciare la punteggiatura così com’era, in base a quanto scritto dall’autrice, senza correggere, però, quelli che sono errori veri e propri. È vero che le virgole, nella lingua italiana, non hanno tante regole, vanno molto a sentimento di chi scrive, però alcune ci sono e non sono state corrette. Nella maggior parte dei casi il complemento di vocazione è totalmente dimenticato, così come la virgola prima del “ma”. Se quest’ultima in alcuni casi si può omettere, quelle il complemento di vocazione ha regole ben precise e, se uno leggesse le frasi ad alta voce, se ne renderebbe conto da solo. Inoltre, secondo me la presentazione stessa del libro, che sono i primi capitoli, non è stata abbastanza curata. Gli unici due refusi dovuti ad errori di battitura sono nei primi due capitoli. Non me li sono segnati (mi ricordo un “aveano” invece di “avevano”, ma l’altro mi sfugge al momento), ma personalmente io credo che i primi capitoli di un libro siano un po’ come un biglietto da visita e se dopo due capitoli hai già trovato due errori di battitura inizi a chiederti chi è l’editor.

Tirando le somme, come opera d’esordio non è male, ma spero che nel prossimo libro, che so che è in stesura, si sentano meno eventuali tagli di una versione precedente. Comunque apprezzo molto il ringiovanimento dell’intera storia: anche se non ho letto la versione originale, ho visto molti riferimenti a un mondo sicuramente più attuale rispetto all’epoca della prima stesura (si parla del 2010 se non sbaglio, forse prima). Termini come friendzone non erano molto in voga all’epoca e anche i social network erano meno usati (qui invece si fa riferimento pure ad essi).
Consiglio la lettura di questo libro a chi ama le storie d’amore adolescenziale, a chi vuole conoscere Liz e Jack, Rick, Daniel e tutti gli altri.



P. S. Da slasher, ammetto che io shippavo Jack con Rick XD